Mazzi storici: le Minchiate Fiorentine

“Minchiate” è il nome di un antico gioco di carte nato a Firenze nel ‘500 come variante del mazzo dei Tarocchi tradizionali. All’epoca, il termine “minchiata” non era considerato volgare, a dispetto della sua origine effettivamente goliardica: la radice deriva infatti dal latino “mentula” (l’organo genitale maschile), che nei dialetti della penisola era diventato “mencla” o “minchia”. Ancor prima che il gioco nascesse, da questa radice si erano sviluppati i termini dialettali e gergali “minchione” e “minchionare”, che significavano rispettivamente “sciocco, stupido” e “prendere in giro”. Il nome delle carte fiorentine evocava dunque l’idea di “passatempo leggero” e di “gioco di sbeffeggiamento”: infatti, nelle dinamiche delle minchiate, i giocatori dovevano usare strategia per “catturare” le carte degli avversari, e chi perdeva una carta importante veniva letteralmente “minchionato” (cioè preso in giro dai rivali).

La Toscana giocò un ruolo importante nella storia antica dei Tarocchi, nati all’interno del perimetro Firenze-Ferrara-Bologna-Milano.
Il primo accenno scritto alla diffusione del tradizionale mazzo di 78 carte nel territorio fiorentino, si trova in una lettera risalente al 1440. Tuttavia, sembra che a Firenze i Trionfi canonici siano stati soppiantati ben presto dalle Minchiate, un mazzo unico nel suo genere, composto da ben 97 carte: oltre alle 56 carte dei semi, esso comprendeva infatti 41 Trionfi, ovvero 20 Trionfi tradizionali + i 12 segni zodiacali + i 4 elementi + le 3 virtù teologali + la Prudenza + il Matto.

Il gioco era inizialmente indicato con il nome di Germini: si tratta di una probabile corruzione del latino “Gemini” in riferimento alla carta dei Gemelli, il Trionfo di maggior valore tra quelli aggiunti. Verso la fine del ‘600, però, il mazzo iniziò ad essere indicato anche nei documenti ufficiali con il nome gergale di Minchiate.

La prima testimonianza scritta del termine “Minchiate” risale al 1466, contenuta in una lettera inviata dal poeta Luigi Pulci al diciassettenne Lorenzo il Magnifico:
«Pure, se havessi cavallo, ho sì gran voglia di rivederti ch’io verrei costì per isvisarti alle minchiate, a passadieci, a sbaraglino, come tu sai ch’io ti concio».
E’ possibile, tuttavia, che il Pulci si riferisse a un gioco praticato ancora con un mazzo di 78 carte, sul genere di quelle riprodotte a stampa nei “fogli Rosenwald”: si tratta di due fogli non tagliati, risalenti al 1480-1500 circa, su cui appaiono le immagini dei più antichi Tarocchi fiorentini giunti fino a noi. Uno di questi fogli riproduce 21 Trionfi e tre Regine:

In ogni caso, è probabile che le Minchiate siano nate all’inizio del XVI secolo: risalgono infatti al 1540 circa i primi riferimenti scritti al gioco dei Germini.
La prima descrizione del mazzo delle Minchiate e del relativo gioco comparve però molto più tardi, in una nota al poema eroicomico “Il Malmantile Racquistato” di Lorenzo Lippi, pubblicato nel 1676. A quei tempi si trattava di un gioco “ognun per sé”, praticato nelle taverne e in altri luoghi pubblici; solo in seguito si trasformò in un gioco di coppia che, nel corso del ‘700, divenne sempre più popolare nei circoli nobiliari e nei salotti delle capitali italiane, da Genova fino alla Sicilia, passando per lo Stato Pontificio.

Tra i mazzi settecenteschi ad oggi più noti e ricercati dai collezionisti, ricordiamo le Minchiate Etruria (Firenze, 1725) e le Minchiate “Al Leone” (Bologna, 1790 circa).
Oggi fedelmente riprodotte dalla casa editrice Il Meneghello, le “Carte di Etruria” (nome presente sul bollo originale del mazzo) contengono illustrazioni molto eleganti e curate, colorate ad acquerello.
Meno raffinate, ma comunque suggestive, sono le Minchiate “Al Leone”, che contengono incisioni colorate a mascherina. Una recente ristampa di questo mazzo riproduce fedelmente l’originale, che si trova presso il Museo delle Carte da Gioco “Fournier” di Alava, in Spagna.

Nell’immagine seguente sono riprodotte alcune carte appartenenti all’uno e all’altro mazzo:

Tra le altre varianti di quell’epoca ricordiamo le suggestive “Minchiate geografiche” (Firenze, 1779).

Ancora nel XIX secolo vennero prodotti mazzi di gran pregio, tanto che, in anni recenti, alcuni autori ed editori hanno realizzato pregevoli repliche storiche delle Minchiate, rifacendosi proprio a modelli ottocenteschi.
Segnalo a tal proposito le Minchiate fiorentine prodotte da Lo Scarabeo nell’ambito della linea Anima Antiqua: queste carte sono la fedele riproduzione di un mazzo stampato in Toscana nel 1860 circa.

Altrettanto fedeli a quel modello sia nelle illustrazioni che nei colori, ma di formato più grande rispetto alle carte di Anima Antiqua, sono le Minchiate realizzate da Laura Tuan per le edizioni De Vecchi.

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Simona

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